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Libero Pensiero

Nonostante tutto gli italiani restano ottimisti

È in corso una guerra cruenta, che si affianca ad altri conflitti che da tempo caratterizzano lo scenario internazionale. La crisi in Iran ha provocato, come si sa, una impennata del costo dei combustibili, con conseguenze drammatiche sulle economie di molti paesi e, specialmente, sulle tasche dei cittadini: è aumentato il prezzo della benzina e ciò ha trascinato all'insù l’onere per molti altri generi di necessità.

Eppure, malgrado tutto questo, nonostante una situazione che si può senza alcun dubbio definire drammatica, sia dal punto di vista strettamente economico che, in generale, da quello sociale, gli italiani continuano a essere piuttosto ottimisti sul proprio futuro.

Lo mostrano i risultati di una recente ricerca effettuata dall'istituto Eumetra. Il quesito posto agli intervistati (un campione rigorosamente rappresentativo della popolazione adulta del nostro paese) era: “Come pensa che sarà tra un anno la situazione economica sua e della sua famiglia?” Le risposte, come si è detto, sono prudentemente ottimiste: è vero che solo poco più del 3% del campione si avventura a immaginare addirittura “ottima” la propria situazione tra un anno, ma è anche vero che, al tempo stesso, la maggioranza assoluta degli interpellati (51%) giudica comunque “abbastanza buona” la propria condizione tra 12 mesi. Naturalmente, ci sono anche i pessimisti: più di uno su dieci (10,1%) afferma infatti che la propria situazione sarà pessima, mentre il restante 35,6% la reputa in ogni modo “abbastanza cattiva”. 

Nell'insieme, tuttavia, più del 54% appare comunque speranzoso di una buona realtà dal punto di vista economico. Tra costoro si può rilevare una significativa accentuazione di giovani tra i 18 e i 34 anni: ciò significa che l'essere appena o da poco entrati nel mondo del lavoro suggerisce prospettive più ottimistiche e positive di quanto non accada per chi c'è già da tempo.

Ma a questo riguardo emerge subito una altrettanto significativa differenza territoriale: gli “ottimisti” sono infatti molto di più al nord (specialmente al nord-est, ove raggiungono quasi i due terzi degli intervistati, 65,5%) che al sud. Anche dal punto di vista degli atteggiamenti dei suoi abitanti, dunque, il meridione appare più compromesso economicamente, con, di conseguenza, meno motivi per prospettare un futuro favorevole da parte dei suoi abitanti: non a caso nelle regioni del centro-sud, la percentuale di quanti sono pessimisti costituisce la maggioranza del campione.

Un'altra significativa differenziazione nelle risposte al quesito posto agli intervistati emerge considerando il titolo di studio posseduto da questi ultimi: chi può disporre di una istruzione elevata (soprattutto i laureati) si mostra infatti assai più fiducioso nel proprio futuro economico (66,5% di ottimisti). Viceversa, tra chi ha frequentato studi che si fermano alla scuola elementare i pessimisti prevalgono nettamente.

Questa disparità si riflette anche sulle diverse risposte a seconda della professione esercitata: si rileva infatti ad esempio che i liberi professionisti (ma anche i quadri e i dirigenti) sono comprensibilmente più “ottimisti” di casalinghe e operai: ancora una volta in queste ultime due categorie appaiono infatti prevalenti le visioni di un futuro economico negativo per sé e per la propria famiglia. 

Tutto ciò suggerisce che se è vero che da un verso la maggioranza assoluta della popolazione appare ottimista, è anche vero dall’altro che le differenziazioni tra i gruppi sociali indicano l'esistenza di fratture profonde: sta bene e vede il futuro positivamente chi sta al nord, chi ha un titolo di studio elevato e chi esercita una professione qualificata. Dall’altra parte, stanno male e mostrano un atteggiamento pessimista coloro che non rientrano in queste categorie. 

In altre parole, questi dati mostrano, ancora una volta, il perpetuarsi dell'esistenza di notevoli disparità sociali nel nostro paese e possono anche indicare per il prossimo futuro un accrescersi delle differenziazioni e del divario tra diversi strati della popolazione più o meno fortunati. Insomma, un allargamento delle disuguaglianze sociali ed economiche in Italia.

Ci si può anche interrogare se l'orientamento politico di ciascuno incida sul proprio atteggiamento verso il futuro economico. La risposta è certamente sì: gli elettori che si schierano col centrodestra esprimono infatti valutazioni molto più positive verso le prospettive economiche proprie e della propria famiglia di qui a 12 mesi. Ciò accade in particolare tra i votanti per Fratelli d'Italia e per Forza Italia: nell’elettorato di entrambi questi partiti gli ottimisti superano il 70%. Viceversa, nelle forze politiche del centrosinistra prevalgono i pessimisti: in particolare tra i votanti per il Movimento 5 Stelle, dove questi ultimi raggiungono il 68%. Forse è la condizione sociale meno fortunata a suggerire la propria posizione politica o forse è quest’ultima a influenzare il proprio atteggiamento verso il futuro.

Nel loro complesso, questi dati mostrano il quadro di una popolazione piuttosto fiduciosa verso il futuro proprio o della propria famiglia di qui a un anno. Anche se quest'ultima non rappresenta, come si è visto, un insieme omogeneo, ma porta al suo interno significative divisioni che evidenziano le fratture sociali ancora esistenti nel nostro paese. 

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